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domenica 15 gennaio 2012

CAPITOLO 10: - Un felice ritorno - G.


L’ unica mattina della settimana che avevamo libera stava sfumando e diventando improduttiva a causa dei troppi pensieri negativi che affollavano la mia mente. Ero davanti al mio libro ma non riuscivo affatto a concentrarmi e a trovare la forza per concludere quel capitolo, poiché notai che la mia mente era altrove e ogni singola parola diventava sempre più pesante. “Il parlamento” era il titolo e l’ argomento trattato nel capitolo, ma dopo aver alzato lo sguardo al cielo e lasciato la mia penna cadere sul tavolo, mi domandai come potevo imparare tutte quelle pagine fitte di nozioni se i miei pensieri non volevano lasciarmi in pace.. Mi alzai e mi buttai sul letto e quando chiusi gli occhi il mio pensiero era uno solo: Althea e l’ accaduto della sera prima. Erano passate meno di dodici ore da quando ci eravamo lasciati a pochi metri dal cancello di casa sua: io affranto e confuso, lei in lacrime. Avevo la sua immagine viva nella memoria, ricordavo alla perfezione ogni minimo dettaglio del momento in cui poggiai le mie mani sulle sue spalle scoperte, per rassicurarla poiché era spaventata. Ero a mezzo metro da lei e riuscii a notare i suoi lineamenti dolci e aggraziati, il suo nasino delicato e gli occhi scuri, stupendi, debolmente illuminati dalla luce artificiale e colmi di lacrime e spavento. I nostri sguardi si incrociarono per alcuni secondi e io ebbi un brivido, poiché erano espressivi e rispecchiavano il suo animo puro. Era davvero spaventata e affranta, tanto che il suo collo delicato tremava per i grossi respiri che traeva, nel tentativo di bloccare le lacrime, quindi mi sembrò il minimo rassicurarla. Quando poi scoppiò in lacrime per colpa mia, sentii il mio cuore sprofondare, perché mi ero reso conto di aver esagerato con il mio atteggiamento verso di lei, e subito dopo pensai di essermi meritato la sua reazione. Quando corse via, visto lo spiacevole accaduto con quei ragazzi, la seguii comunque e me ne andai solo dopo aver visto la sua chioma di capelli castani sparire dietro la porta secondaria della casa di Anne. Non potevo permettere a nessuno di toccarla, infatti pensai più volte a quanto fosse stato forte l’ istinto di seguirla di nascosto per appurare non le succedesse nulla. Era così aggraziata, delicata, stupenda...mai e poi mai avrei permesso a quel Mike di farle qualcosa! Mai visto né sentito nominare, ma se solo avesse provato ad avvicinarsi ancora a Thea, gli avrei fatto passare un brutto momento. Pensai ripetutamente a lei, a quanto mi avesse colpito e al fatto che credeva fosse invisibile ai miei occhi, quando in realtà era l’ esatto opposto. Realizzai di aver commesso gravi errori nei suoi confronti e di aver sbagliato completamente l’approccio, ma non mi buttai giù, così, visto che lo studio era andato a monte, decisi di fare luce su alcuni punti per riparare. Dopo le parole di Thea della sera precedente, che mi avevano fatto passare per bugiardo, uscii di casa con il sole che ormai era alto e batteva forte e mi incamminai in direzione del paese per raggiungere il bar dove lavorava Jane, poiché dovevo chiarire una volta per tutte il fatto che io e lei non avevamo più alcun legame sentimentale.
Velocemente raggiunsi il bar, entrai e subito notai Jane dietro il bancone vicino la macchina del caffè, con i capelli biondi raccolti con un fermaglio rosa intenta ad asciugare dei bicchieri. Mi avvicinai tranquillamente a lei e dissi in tono piatto come se fossi un normale cliente “Buongiorno”. Lei si voltò verso di me e sorridendo disse “Buongiorno Erik! Cosa vuoi, un caffè? Un cappuccino?” ed io fissando un punto nel vuoto dissi “Voglio la verità...” poi spostai il mio sguardo verso il suo, notando che i suoi occhi celesti avevano smesso di guardarmi con l’ interesse di una volta ormai da diverso tempo e seguitai “Girano voci che io e te stiamo ancora insieme...ne sai niente?” Il suo sorriso si fece beffardo e deformò il suo piccolo naso, poi rispose “Che vuoi che ne sappia io, la gente oltre a farneticare ha anche la lingua lunga...” ed io con voce decisa dissi “Non c’ è più niente tra noi due! E non voglio più sentire voci assurde in merito! Sono stato chiaro?”  Per un attimo Jane mi fissò, inarcò le sue fine sopracciglia e disse lentamente e con voce bassa “Prenditela con chi ti ha detto simili cose...non con me!” poi tornò ad asciugare i bicchieri come se io non esistessi. All’ improvviso, dopo qualche secondo sembrò attratta da qualcosa alla porta del bar e in un lampo mi ritrovai le sue labbra stampate sulle mie, senza nemmeno avere il tempo di dire o fare qualcosa. Quel suo gesto mi infastidì molto, poi notando che fissava ancora la porta mi girai anche io e vidi...Althea! Era inorridita, con gli occhi spalancati e senza parole per ciò che aveva visto. Corse via senza pronunciare parola, quindi io mi voltai verso Jane e risposi al ghigno che mostrava con un’ occhiata torva e carica di rabbia e conclusi quella visita dicendo “Vedi di sparire dalla mia vita! E non provare a rovinarla!” Non avevo alternative...dovevo chiarirmi con Althea!
Correndo velocemente la raggiunsi e afferrai il suo braccio con presa sicura ma non dura, e ci ritrovammo faccia a faccia. “Thea aspetta devo spiegarti! Tra me e Jane è finita, ormai non voglio saperne più nulla di lei...” mi sbrigai a dire, ma lei sembrava davvero stanca delle mie parole, così pronunciò con tono stanco “Fai quello che vuoi...non mi interessa con chi stai o dove stai, non mi importa niente! Mi hai veramente stancato, vattene!”
“Althea...aspetta...”non feci in tempo a replicare che lei corse via e rimasi immobile, vuoto, con l’ animo a pezzi. Sentivo il mondo crollarmi addosso e non avevo la forza per reagire, così rimasi seduto su una panchina con lo sguardo fisso nel vuoto a formulare un piano per riparare. L’ unica soluzione era finire di parlare con Thea e cercare di convincerla, anche se ormai ai suoi occhi la mia credibilità era pari a zero.
Mi incamminai verso la casa sul lago, immaginando più volte nella mia testa la conversazione che avremmo potuto avere, anche se ero consapevole che con ampia probabilità sarei andato incontro ad un insuccesso. Dopo una rapida camminata entrai nel piccolo sentiero circondato dal verde che percorreva il giardino della casa sul lago e sulla porta identificai una serie di figure: Anne, Tom e un fattorino con dei fiori. Cosa ci faceva Tom lì? E quei fiori per chi erano? Quando giunsi alla porta, mentre il fattorino se ne andava, i due mi salutarono e scoprii che i fiori li aveva inviati John...inutile dire per chi erano. Quel ragazzo non voleva finire il suo doppio gioco a quanto pareva...era veramente decaduto ai miei occhi! Dopo averli salutati, chiesi di poter vedere Thea, ma Anne invitò sia me che Tom ad andare, poiché doveva aver intuito quanto fosse complicata la situazione.
Il mio tentativo di convincerla a farmi  salire in camera della nipote fu inutile, così decisi di non insistere più di tanto “Ok...ora vado perché non è il caso, ma al più presto devo parlare con Thea per una questione che tengo a precisare con lei...” e la zia mi rispose “Erik ti conosco bene e riesco a capire quanto sia sincera l’ importanza che dai al voler chiarire con mia nipote...però l’ho vista salire in camera sua in lacrime...credo sia il caso di lasciarle il suo spazio...tranquillo ci parlerò io... ”
In quel momento il mio cellulare squillò perché mia madre mi stava chiamando ed io risposi “Pronto mamma!?”
 “Erik vieni a casa di corsa...su forza è importante!”
 “E’ successo qualcosa di preoccupante?”
“Vieni e vedrai!” rispose mia madre ed io dissi subito “Arrivo immediatamente...tra poco sarò lì!”        
Salutai Anne e le dissi che sarei tornato presto per parlare con Thea e che dovevo correre a casa perché ero allarmato dalla chiamata frettolosa di mia madre. Purtroppo da quando mio padre aveva avuto quel terribile incidente sul lavoro non avevamo mai un attimo di pace in casa...successe tutto un maledetto giorno di  tre anni prima...
Mentre era intento ad allenare un cavallo nella scuderia nella quale lavorava, cadde e si ruppe la gamba, finendo così di lavorare a causa della poca mobilità che ora aveva. Anche per questo il lavoro che svolgevo da Tom era così importante per me!
Arrivai a casa il più velocemente possibile, tagliando per i boschi intorno al lago e lasciandomi alle spalle la casa di Anne, anche se i rimorsi e la voglia di volermi spiegare con Thea correvano alla mia stessa velocità e non mi abbandonavano mai.
Senza neanche suonare alla porta aprii con le mie chiavi e mi diressi subito in salotto dove sentivo delle voci e mentre entravo dissi “Mamma ma cosa è succ...” le mie parole si bloccarono all’ istante alla vista di...Vivien! I miei genitori mi avevano fatto una piacevolissima sorpresa!
La mia migliore amica, nonché figlia del mio caro amico Nick, era proprio lì davanti ai miei occhi, dopo tantissimo tempo che non la  vedevo! Il suo soggiorno in Italia era terminato...finalmente!
Aveva sempre coltivato un particolare interesse allo studio dell’ italiano, così i genitori le permisero di coronare questo suo sogno...ero felicissimo per lei ma mi era mancata proprio tanto...
L’ avevo da sempre considerata come una sorella, ci conoscevamo fin da quando eravamo piccoli e non avevamo mai avuto segreti noi due; poi essendo figlio unico avevo sempre dato massima importanza al nostro legame affettivo. Da quando era partita per l’ Italia la sentivo saltuariamente e sentendola molto entusiasta parlavamo quasi solo delle sue esperienze, dei luoghi stupendi che visitava, delle conoscenze che faceva, così, anche per non turbarla, l’avevo tenuta all’ oscuro dalle ultime vicende e da quanto mi avessero ferito.
“Non ci credo! Sei qui!” e corsi ad abbracciarla sorridendo e per la prima volta dopo giorni mi sentii davvero sollevato. Lei anche mi abbracciò dicendo “Si sono tornata, sono qui...come stai Erik?” ero immobile e senza parole, poi risposi “Devo raccontarti molte cose...e tu come stai Vivi?”
“Magnificamente! L’ Italia è davvero stupenda.. ho passato un periodo fantastico. Stavo giusto mostrando le foto ai tuoi genitori” disse la mia amica con espressione gioviale, quindi mi voltai e vidi i miei genitori che stavano sfogliando un album di fotografie.
“Deve essere stato proprio stupendo il tuo viaggio Vivien a giudicare dai posti che vedo nelle foto” mio padre era particolarmente attratto dai luoghi che ammirava tra le pagine di quell’ album, così io e Vivien ci avvicinammo a lui e tutti e quattro cominciammo una lunga conversazione sui posti visitati e sugli itinerari della mia amica. Inoltre, sapendo quanto ci avrei tenuto, mi regalò una maglia della nazionale italiana, un regalo che apprezzai tantissimo. Fu davvero un momento sereno che non avrei mai immaginato, visto lo stato in cui mi trovavo fino a pochi minuti prima. In quei momenti di allegria mi sentii davvero meglio, perché nonostante tutto ora avevo una certezza: Vivien.
Al termine della conversazione io e lei ci spostammo in camera mia da soli, poi lei si mise seduta sul letto e io dietro la scrivania “ Vedo che la tua camera è sempre uguale Erik” esclamò Vivien sorridente. La sua risata si spense appena vide il mio sguardo serio e lei parve cogliere all’ istante le mie preoccupazioni, tanto che si alzò in piedi e avvicinandosi disse “Raccontami di te ora. Cosa hai fatto in tutto questo tempo?”
Silenzio. Si sentiva solo il ticchettio del mio orologio.
Poi, dopo aver riordinato tutte le mie idee, cominciai a parlarle “Io e Jane abbiamo troncato la nostra storia. Negli ultimi tempi era diventata troppo superficiale e non dava nemmeno più importanza a ciò che facevo per lei, così ora non stiamo più insieme. E’ stato un periodo durissimo e le ferite me le porto dentro ancora aperte; ho passato intere notti insonne e momenti in cui la mia testa era davvero altrove. Credimi è stata dura...” approfondii il motivo per cui ci eravamo lasciati, la delusione e il modo in cui mi ero sentito ferito e notai che la mia amica era rimasta particolarmente sorpresa, ma non delusa della notizia orribile. Dopotutto io e Jane eravamo una coppia invidiata per la nostra unione ed era plausibile che Vivien non si sarebbe mai aspettata una simile notizia, nonostante sapessi che lei non aveva mai nutrito grossa simpatia nei confronti della mia ormai ex ragazza. A un certo punto però mi interruppe “Non hai intenzione di rimetterti con lei? Se vuoi posso parlarci io per saperne di più...” lo disse d’amica, lo avrebbe fatto davvero pur di vedermi felice, ma io risposi “No, non ne ho alcuna intenzione soprattutto per i suoi ultimi comportamenti. Vedi, lei oltre ad avermi ferito e aver voluto la fine della nostra storia, sta anche cercando di intralciare la mia vita. Mi spiego meglio: nonostante le mie ferite siano profonde, c’ è una ragazza che mi ha colpito particolarmente e Jane dopo averlo capito, ha sempre cercato di alimentare incomprensioni e problemi. E come se non bastasse mi ha fatto litigare anche con John, perché sembrano avere un interesse reciproco.”
“Hai litigato anche con John? Non me la sarei mai aspettata da lui una simile pugnalata. E questa nuova ragazza invece chi è?” la mia amica sembrava incuriosita e pensierosa allo stesso tempo, così continuai il mio racconto per fare luce sui suoi dubbi “ Si chiama Althea, è la nipote di Anne, dovresti vederla ha un viso d’ angelo e un carattere stupendo. Purtroppo i miei comportamenti con lei non sono stati perfetti all’ inizio per via dei pensieri legati a Jane, così ora sto facendo fatica a farle capire il mio interesse. Sono davvero confuso credimi, ma c’ è qualcosa in quella ragazza che mi dice di dover seguitare. A parte questo, anche John sembra essere molto interessato a Thea, tanto da averla portata a cena fuori sul lago. Le regala persino dei fiori! Il mio amico John sta facendo un doppio gioco spaventoso! Praticamente sia per colpa sua, che di Jane, ora mi ritrovo in una situazione pessima con Thea. Sono stato uno sciocco ad aver nascosto ciò che pensavo su di lei.”
Vivien era davvero fra mille pensieri, stava massacrando con le dita i suoi ricci biondi e sembrava presa da una vera e propria meditazione. Ci fu un po’ di silenzio al termine del quale si voltò verso di me e parlò “Jane sicuramente sta facendo di tutto per intralciarti i piani per gelosia, ne sono certa, ma John...come può fare una simile cosa? Io credo ci sia dell’ altro da svelare su di lui.. per quanto possa essere strano, non penso arrivi a tanto.”
Avevo mille pensieri sovrapposti, si aggrovigliavano come le onde di un oceano in tempesta, senza lasciarmi il tempo di prenderli e sistemarli uno alla volta. “John, da quando abbiamo conosciuto Thea, è davvero cambiato...mai avrebbe fatto cose simili nei miei confronti per una ragazza. Addirittura ha detto di non avvicinarmi a lei perché era un suo obbiettivo e nel mentre ci stava provando anche con Jane! Sapeva bene quanto stavo soffrendo e nonostante ciò ha fatto di tutto per peggiorare la mia posizione. Ha davvero superato ogni limite!” con un po’ di rabbia e risentimento tirai fuori queste pesanti parole. Vivien cercava di elaborare i pezzi di questa storia abbondantemente intrecciata, poi riprese con il discorso e sembrava pensasse ad alta voce “No.. non posso credere che John sia arrivato a tanto! Devi assolutamente parlargli. Ora però sono proprio curiosa di saperne di più riguardo questa Althea...chissà chi è questa ragazza in grado di far girare la testa addirittura all’ impassibile Erik!” e concluse con una risata.
“Impassibile...sarà questo ad avermi rovinato tutto” borbottai in maniera confusa mentre scarabocchiavo un foglio sulla scrivania. “Ma dai Erik lo so che dentro non ti sfugge nulla e sei tutt’ altro che impassibile...su, chi può saperlo meglio di me? Ti conosco da quando eravamo nella culla praticamente. Ora devi solo pensare a sistemare con questa ragazza e lasciare che John e Jane rimangano a bollire nel loro brodo...” aggiunse quindi decisa Vivien.
Aveva proprio ragione pensai, poi continuai il discorso spiegandole i problemi  relativi al riappacificarmi con Thea “Ma si, hai ragione, però c’è dell’altro..  io e John abbiamo avuto una lite violenta davanti a lei perché ho fatto irruzione durante la loro cena al lago. Sono venute fuori parecchie cose che l’ hanno ferita durante la litigata, così davanti a lei sono passato come un tipo freddo, bugiardo e sgarbato” quindi Vivien aggiunse con sarcasmo “Altri lati carini oltre questi?”
“Dai non sono in vena di battute...comunque quel che è peggio riguarda Jane. Oggi sono andato al bar per chiarire che io e lei non stavamo più insieme e che non volevo si sapesse in giro il contrario e all’ improvviso mi ha baciato perché ha visto Thea sulla porta. Ovviamente potrai immaginare come si sia sentita presa in giro da me dopo quella scena...” aggiunsi con rabbia e dispiacere, tanto che buttai a terra la penna con il foglio ormai pieno di forme geometriche senza senso. “Al diavolo Jane! Ma cosa ha deciso? di rovinarmi la vita dopo tutto ciò che è successo tra noi? Non mi sta proprio bene il suo comportamento!”
Vivien mi sorrise in maniera confortante dicendo “Su non pensarci proprio a lei...cerca di far capire a Thea come sei davvero. Deve ricredersi sul fatto che sei freddo, bugiardo, sgarbato e antipatico. Sii te stesso insomma, senza nascondere troppo le tue emozioni e vedrai che riuscirai a sistemare.”
Aveva di nuovo ragione, tanto per cambiare, così annuendo aggiunsi “Ok...hai ragione. Comunque il fatto che sono antipatico lo hai aggiunto tu. Io mi ero fermato a sgarbato”
“Si lo ho aggiunto e lo confermo...e tanto per la cronaca io ho sempre ragione!” disse Vivien ridendo, così a quel punto presi una maglietta che era nei paraggi e gliela tirai ridendo per la prima volta dopo tanto tempo.
“I tuoi modi non sono cambiati vedo! Comunque ora devo tornare a casa...che fai mi accompagni? Una camminata ti farà bene...” mi propose la mia amica ed io accettai perché in effetti avevo voglia di stare un altro po’ con lei a parlare. Mi sentivo meglio ora e sapevo di poter contare sulla mia migliore amica e sulla sua vicinanza di nuovo in questo triste periodo.
Ci incamminammo verso casa sua e durante il tragitto presi a parlare con entusiasmo di Thea descrivendola nei dettagli, tanto che  aumentò in lei la curiosità di farne la conoscenza. Entrammo poi nel piccolo viale di mattoni costeggiato da fiori di casa Johnson e lì mi si gelò davvero il sangue per il quadretto che mi trovai davanti: Elisabeth era sull’ uscio della porta con...Althea!
“Vivi, Erik..  guardate che gentile che è stata Anne! Ha fatto portare a sua nipote una torta di mele fatta da lei per il ritorno tuo dall’ Italia. A proposito Thea ti presento mia figlia” esordì la moglie di Nick, gioviale. Vivien era molto sorridente, e dopo avermi dato una sbirciatina complice, si avvicinò a Thea e con allegria le tese la mano “Piacere di conoscerti Thea”.. 

Capitolo 9: - Una serata da dimenticare - S.


Camminavo velocemente lungo il sentiero poco illuminato, senza badare troppo a dove mettessi i piedi. Avevo gli occhi colmi di lacrime, ma la rabbia che provavo in quel momento, mi impediva, con tutte le mie forze, di farle scendere giù a rigarmi il viso. L’unica cosa che desideravo, era tornare a casa, evitare le domande di zia Anne, e correre nella mia stanza ad isolarmi dal resto del mondo. Come potevo essere stata così stupida? E pensare che mi stava anche piacendo la serata con John! Ovviamente il fatto che avesse insistito con il brindisi, non mi aveva affatto entusiasmata , anzi, da sempre avevo detestato i ragazzi che per confessare l’attrazione per una ragazza, si davano coraggio con gli alcolici. Ma d’altronde, aveva organizzato tutto nei dettagli ed era stato davvero galante.. Che sciocca a credere che fosse sincero! Dalle ultime rivelazioni, John aveva fatto le sue avance anche alla ragazza di Erik.. e questo aveva suscitato la gelosia e il risentimento del suo amico, al punto da spingerlo ad intromettersi durante la cena.. Come dargli torto… ma perché aveva dovuto offendermi a quel modo? Non c’era bisogno che dicesse apertamente che non gli piacevo! Avevo già capito dal primo giorno, che per lui ero invisibile!
E non capivo neppure perché John aveva dovuto accusare Erik di averci provato con me…
Con lo sguardo basso a fissare il nulla, mi domandavo cosa avesse questa Jane più di me: sicuramente aveva il vantaggio di conoscere entrambi da più tempo e senza dubbio era una bella ragazza.. Stavo cadendo nella disperazione più profonda, ma era inutile pormi a paragone con lei: eravamo molto diverse, e non solo per l’aspetto esteriore.. avrei giurato di avere qualità che lei non aveva e viceversa. Sentii d’improvviso, un rumore alle mie spalle e mi voltai di scatto, impaurita. Non c’era nulla, o forse erano solo le lacrime ad offuscarmi la vista. Continuai ad avanzare, non poteva mancare molto fino a casa. Poi, sentii chiaramente delle risate e dei mormorii, sempre più vicini.  Mi sforzavo di capire da dove provenissero quelle voci e quelle risatine voltandomi in continuazione, ma era tardi: vidi di fronte a me quattro ragazzi che camminavano barcollando e spingendosi a vicenda. Mi fermai di colpo e cercai di trovare in fretta un modo per non farmi notare: mi voltai sulla destra e presi seriamente in considerazione l’idea di nascondermi dietro un albero. Fu inutile..
“Guardate un po’ cosa abbiamo qui!” disse il primo, sulla sinistra, facendo cadere a terra la bottiglia di birra ormai vuota.
“Wow! Ciao bellissima! Hai indossato questo bel vestitino rosa per noi?” disse l’altro con il cappellino mentre rideva divertito. Gli altri due, che ridevano a loro volta, mi circondarono. Cercai di divincolarmi e a voce alta dissi: “Lasciatemi stare! Lasciatemi passare!” ero davvero impaurita e nonostante la situazione fosse complicata, pensai a quanto quella serata fosse un disastro e che sarebbe potuta finire anche peggio di lì a poco.
“Vogliamo solo divertirci con te, tesoro” mi sorrise quello più alto, facendomi l’occhiolino. E ancor prima che potesse poggiare la sua mano sulla mia spalla, urlai e nello stesso istante mi si parò davanti Erik. Cosa ci faceva lì? Gli ero grata per essere lì in quel momento ma.. mi stava seguendo?
“Buonasera ragazzi.. non vi ho mai visto da queste parti.. siete turisti?” Erik era calmo e aveva assunto un tono autoritario.
“è la tua ragazza biondino?” disse uno di quei ragazzi ubriachi- “non stavamo facendo nulla di male”
“Oh ne sono sicuro, altrimenti dovreste vedervela con me” cosa stava facendo? Erik era solo e loro erano in quattro, non poteva affrontarli!
Uno di quelli, guardò i suoi amici e disse “Ragazzi, lo avete visto? È convinto di poterci dire cosa dobbiamo fare” e scoppiò a ridere in una risata sonora. Ma Erik continuò: “Dovreste lasciarci passare.. sapete, ho chiamato la polizia e sta arrivando una volante.. Fossi in voi, me la darei a gambe levate” e sorrise maliziosamente.
“Cosa hai fatto??” quello che parlò era seriamente preoccupato ma si avvicinò ad Erik e lo afferrò per un braccio: Erik era muscoloso, ma quel ragazzo era davvero molto alto e io, impaurita per quello che stava per succedere, chiusi gli occhi ed urlai. Il ragazzo alto chiuse i pugni e… improvvisamente si sentirono le sirene della polizia e tra le fronde degli alberi, si intravedevano le luci intermittenti della volante. Il ragazzo più basso lo prese per una spalla e agitato gli disse: “Dobbiamo andare, forza Mike.. non ho alcuna intenzione di passare la notte in gattabuia” lo scosse e l’altro, dopo aver lanciato un’occhiataccia ad Erik, si decise ad allontanarsi “Reputati fortunato biondino!” e insieme agli altri iniziò a correre tra gli alberi, nella direzione opposta alla sirena della polizia. Erik si voltò verso di me e con fare gentile mi poggiò le mani sulle spalle, mi guardò preoccupato negli occhi e disse: “Stai bene Thea?” Per alcuni istanti lo fissai a bocca aperta, temevo che si fosse fermato il cuore, ma era la prima volta che lo vedevo da così vicino : i suoi lineamenti perfetti, le sue labbra definite, i suoi occhi piccoli e dalle sfumature grigio-azzurre, sembravano di ghiaccio.. era stupendo! Sentii un brivido percorrermi la schiena mentre le sue mani calde toccavano le mie spalle nude per tranquillizzarmi. Ma eccolo riaffiorare, il ricordo fresco di poco prima, dove le sue parole così dure mi avevano offesa. Mi liberai dal suo gesto di conforto, abbassando lo sguardo.. sembrava impossibile che quelle parole aspre le avesse dette lui, lui che sembrava un angelo..
Portandomi le mani al viso, asciugai le lacrime che oramai non ero più riuscita a trattenere e con voce tremante ma decisa gli urlai “Cosa ci fai qui Erik? Cosa te ne frega di salvarmi da un gruppo di ragazzi ubriachi?” Provò ad avvicinarsi di nuovo ma lo scostai, e con il viso carico di sincero dispiacere ammise: “Mi dispiace così tanto per le mie parole di poco fa.. Credimi Thea, io le ho dette senza pensarci e in un momento di rabbia.. ti ho seguita perché volevo assicurarmi che tu tornassi sana e salva a casa, ma ero altrettanto consapevole che tu non volessi vedermi..”
“Lascia stare le scuse Erik.. – dissi scuotendo la testa- tu non mi devi niente! Anzi, dovresti essere con la tua ragazza ora, invece di salvare una stupida ragazza invisibile ai tuoi occhi come me!” Le lacrime mi sgorgarono copiosamente sul finire delle mie parole.
“Thea ma cosa stai dicendo?” rimase senza parole per un lungo, interminabile minuto, poi aggiunse: “la mia ragazza? Io non ce l’ho più una ragazza! E poi.. tu.. tu non sei invisibile per me” lo guardai negli occhi. Mi guardava di rimando come se avesse appena rivelato a me e a se stesso qualcosa che non si aspettava, ma io volevo solo scappare via.
“Mi dispiace che tu abbia dovuto lasciare Jane solo perché il tuo amico John ci ha provato con lei…mi sento così ridicola!” iniziai a correre, ma lui mi raggiunse e mi prese dolcemente per un braccio. I suoi occhi erano lucidi: “Non è come credi.. io e Jane non stiamo insieme da un po’ ormai..” Lo guardai stavolta con disprezzo: “ Ma dove trovi il coraggio di mentirmi? Vi divertite tanto voi ragazzi di qui a raccontare balle? Prima John, ora tu!” Abbassò lo sguardo, si passò una mano nei capelli e disse: “Devi credermi, non ti sto mentendo Thea.. è che tu sei arrivata in un momento sbagliato della mia vita.. sono dispiaciuto per l’atteggiamento di John e non ti nego che ha sorpreso anche me questa volta, ma non ti sto mentendo..” non osava più fissarmi. “Permettimi di accompagnarti a casa, solo questo chiedo”.
Alzai lo sguardo e intravidi le luci di casa di Anne, non mancava molto: “Sono praticamente arrivata.. Credo che tu debba chiarirti con il tuo amico e con la tua ragazza… ah – mi voltai verso di lui, senza guardarlo- grazie dell’aiuto.” Mi girai, iniziai a camminare e gli sentii dire “Di nulla.. ‘Notte Thea”.
Accelerai il passo domandandomi se Erik mi avrebbe seguita; nonostante gli avessi detto di non farlo, non mi dispiaceva l’idea che lui si preoccupasse e vegliasse su di me. Ad ogni modo, non avrei dovuto più avere a che fare con lui, e tanto meno con John. Arrivata nel vialetto di Anne, cercai di ricompormi.. dovevo avere un aspetto orribile con gli occhi gonfi e arrossati per il pianto, così dopo averli asciugati, presi le chiavi di casa dalla borsetta, ed entrai dal retro della casa..
“Althea sei tu? – la voce di mia zia sembrava preoccupata, poi mi raggiunse in fretta dalla stanza vicina e mi abbracciò più forte che poté – oh, tesoro, sei tornata! Ero così preoccupata!”
“Zia, non dovevi aspettarmi sveglia..” la rassicurai, ma mi interruppi non appena vidi sbucare John con lo sguardo preoccupato. “Cosa diavolo ci fai qui?!”
“Thea! Oddio che spavento che mi sono preso! Ho provato a raggiungerti e a cercarti ma non sapevo quale sentiero avessi imboccato e volevo assicurarmi che tornassi a casa..” non lo lasciai finire: “Esci fuori da questa casa, non voglio vederti mai più!”
Zia Anne rimase a bocca aperta: “Ragazzi calma! Ma cos’è successo? John cosa hai combinato?” si rivolse a lui visto che io lo guardavo con occhi pieni di rancore.
“Credimi Anne, vorrei saperlo anch’io.. Io e Althea stavamo trascorrendo una piacevole serata insieme, come ti stavo raccontando poco fa,  ma poi è arrivato Erik e ha rovinato tutto!”
“Erik? Che cosa ci centra Erik?”
“è venuto ad accusarmi di averci provato con Jane, ma io sono come un fratello per lui, non mi sarei mai azzardato. E poi quella ragazza proprio non mi interessa, giuro!”
Anne ci guardava come se fosse assurdo ciò che stava ascoltando, ma io parlai prima che lei chiedesse conferma delle sue parole: “Non mi fido di te, John.. e non mi fido neppure di Erik! Mi ero illusa che avrei trascorso una serata serena con te, ma mi sono sbagliata” – e mentre lui si avvicinò per prendermi una mano- “non toccarmi! Lasciami in pace!” e corsi verso le scale.
“Ti prego Thea, parliamone.. non sono mai stato così sincero in vita mia, fidati di me!” continuava ad implorarmi. In cima alle scale, sentii Anne dire “John forse è il caso che tu vada adesso.. se è vero ciò che dici, sono certa che lei capirà.. dalle tempo giovanotto..”
Aprendo la porta della mia stanza mi dissi che non era questione di tempo.. entrambi mi avevano mentito spudoratamente e avevano perso la mia fiducia.
Mi buttai sul letto esausta e affondai il volto nel cuscino.. volevo dimenticare tutta quella serata! Sentii vibrare il cellulare.. sapevo che era Claire, ma non volevo parlare con nessuno in quel momento, quindi spensi il telefono e mi isolai da tutto e tutti..

CAPITOLO 8: – Impeto di gelosia – G.

La mattinata trascorsa all’ azienda fu davvero dura, sia per il troppo lavoro che per l’ atmosfera che si era creata tra me e John, quindi durante la pausa del primo pomeriggio mi concentrai sugli studi. Nonostante fossi determinato nello studiare almeno un capitolo, le pagine del mio libro di legge si fecero sempre più pesanti, poiché ora avevo due problemi che ingombravano la mia mente: uno era legato a Jane e l’ altro a John...insomma mi sentivo deluso sia in amore che nell’ amicizia. Immerso tra mille pensieri provai a concentrarmi ma ad ogni paragrafo letto piombavo nello sconforto, poiché a breve avrei dovuto affrontare l’ esame ma in quelle condizioni non combinavo nulla. La mia attenzione poi partì del tutto non appena vidi, dalla panchina su cui stavo, Jane che entrava nell’ azienda portando gli ordini che Tom aveva fatto al bar in cui lei lavorava. Questo fu il minimo, poiché il mio risentimento verso John e Jane aumentò appena li vidi camminare insieme parlando. Girarono l’ angolo dietro la falegnameria e per diversi minuti che sembravano un’ eternità rimasi a fissare il punto da cui sarebbero ricomparsi, divorato da una rabbia fuori controllo. Al termine di quel periodo interminabile di tempo vidi Jane filare fuori dall’ azienda velocemente, così gettai il libro e mi precipitai in direzione della falegnameria per affrontare John. Feci alcuni passi ma Tom mi chiamò dal suo ufficio e mi affidò il compito di andare immediatamente al paese con il pick-up per ritirare alcuni suoi ordini, così decisi che avrei parlato con il mio amico al ritorno. Purtroppo la faccenda si dimostrò essere più lunga del previsto e quando ritornai all’ azienda non c’ era più alcuna traccia di John.Scaricai nervosamente la merce dal pick-up e la sistemai con Nick nel magazzino; poi essendosi fatto tardi mi incamminai verso casa, pensando alla mia prossima azione: dovevo fare luce su molte questioni! Non volendo chiamare John al telefono, poiché ero certo avremmo solo peggiorato la situazione e vista la mia rabbia non era il caso, optai per una soluzione alternativa ma altrettanto sgradevole...telefonare a Jane... Realizzai che l’ idea di chiamare Jane mi infastidiva parecchio, ma da qualche parte dovevo iniziare, quindi trassi un respiro profondo e con molta fatica feci scorrere i nomi sulla rubrica. Con gran coraggio schiacciai il bottone verde del mio cellulare e durante quei lunghi interminabili squilli avevo pensato seriamente di riagganciare, ma Jane rispose dopo un po’ “Erik...ciao...come stai?” voleva farmi credere fosse sorpresa di sentirmi, ma non lo era affatto, la conoscevo bene. “Con chi sei e dove ti trovi?” domandai deciso, poiché non potevo di certo essere dolce e gentile con la rabbia che avevo dentro. “Ehi calmo...mi trovo al lago e fino a due minuti fa passeggiavo con Thea. Perché vuoi saperlo?” Jane era dolce nelle sue parole e questo mi infastidiva ancora di più, così tagliai corto chiedendole “Che ti ha detto oggi John?” Dall’ altra parte del telefono sentii una risatina maliziosa e una risposta che mi fece davvero saltare i nervi “Niente di che Erik...mi ha solo chiesto di dividere il suo caffè insieme, così ci siamo appartati per scambiare qualche parola, su come stavamo e quando organizzarci per uscire...cosa c’è? Qualcosa non va?” Rimasi in silenzio mentre le parole di Jane martellavano sul mio cuore e nella mia mente, così dopo qualche secondo di riflessione risposi freddamente “No no è tutto apposto...a parte il comportamento schifoso tuo e di John ovvio...buona passeggiata Jane!” Agganciai il telefono senza nemmeno attendere la sua risposta. Pazzesco! John faceva avance alla mia ex ragazza, oltre ad avermi accusato la sera prima do voler intralciare le sue iniziative con Althea. L’ unico modo per fare luce su quanto stava accadendo era parlare con John, quindi appena fui a casa mangiai qualcosa in fretta e mi misi in cammino verso l’ abitazione del mio amico. Appena raggiunsi la piccola villa, vidi John in lontananza trafficare accanto al suo scooter, così mi nascosi ed attesi di vedere la sua prossima mossa. Era intento a sistemare due sacche e vestiva in maniera insolita, elegante, con un paio di pantaloni vellutati scuri, una camicia bianca e scarpe lucide. Conoscendolo aveva un incontro con una ragazza, anche perché erano quasi le otto e mezza di sera ed era palese che non avrebbe cenato in casa. Dopo circa dieci minuti John partì e si mosse in direzione del lago...Jane si trovava al lago! Stava forse andando da lei? Per una cosa simile non lo avrei mai perdonato! Non c’ era tempo per pensare, dovevo solo correre fino al lago, trovarlo e vedere che intenzioni aveva. Scelsi di raggiungerlo di nascosto passando per il bosco, poiché la strada era più breve e sopraelevata e avrei visto i suoi spostamenti meglio, essendo a piedi. Mentre scendevo a passi veloci per la discesa alberata, notai un puntino rosso vicino al cancello di Anne e dopo altri cinque minuti di corsa realizzai, come avevo immaginato, che era lo scooter di John. In quel momento non c’ era anima viva, così mi nascosi tra i robusti cespugli a meno di cento metri dalla casa e dopo pochi minuti di pazienza John uscì dal cancello, ma non era solo...era con Althea! Mi appiattii contro il terreno sia per non essere scoperto, sia per lo shock, non sapevo cosa fare e ancora più drammatico non sapevo cosa provavo! Mi venne in mente il viso imbarazzato di Althea quando gli cadde il beauty pochi giorni prima, la sua bellezza quando uscì sotto la luce del tramonto per salutarci quel medesimo giorno, la cena da sua zia, il suo sorriso e la nostra conversazione sul lago...ero in uno stato indescrivibile, non sapevo cosa pensare né di me stesso né della situazione, ma dovevo mantenere la calma per forza o sarebbe successo solo di peggio... I due ragazzi si mossero lungo la riva del lago e quando mi affacciai per vederli notai la grazia con cui passeggiava Althea, con quel suo vestitino rosa che gli stava a pennello e i capelli stupendi che le scendevano lungo le spalle. Non avrei mai pensato che vederla in compagnia di un altro ragazzo mi avrebbe fatto questo effetto, nonostante fin da subito avessi notato molte caratteristiche positive. Non riuscivo a muovermi, ma ero obbligato a seguirli, così mi feci coraggio e sgattaiolai di lato tra i cespugli e gli alberi, nella loro direzione. Si fermarono e chiacchierarono sul posto per qualche istante, con John che gesticolava e indicava qua e là, poi ripresero a camminare. Dopo un bel tratto di strada si fermarono e vidi che John tirò fuori dalle sacche un comodo plaid, una tovaglia, dei tovaglioli, due bottiglie e parecchie cose da mangiare...insomma aveva il necessario per una cena romantica con Althea!
Ora cosa dovevo fare? Interrompere tutto e picchiare John per fargli scontare tutto? Non era male come idea pensai...ma essendo appostato abbastanza vicino da poter sentire le loro conversazioni, decisi per l’ ennesima volta di mantenere i nervi saldi. Parlarono del panorama stupendo che li circondava e di come trascorrevano le giornate all’ inizio, poi John mentre mangiavano le raccontò alcune sue performance fantastiche con gli alcolici e tra un racconto e l’ altro tirava fuori battute a mio avviso pessime. Durante la loro chiacchierata notai un evidente imbarazzo da parte di Althea, che ebbe però occasione di parlare della sua vita in città mentre finivano di cenare. Al termine della cena John estrasse dalla sacca una bottiglia di vino, la stappò ed esclamò “Brindiamo a questa magica serata passata insieme Thea!” ma lei rispose “No, no ti ringrazio ma non bevo non mi piace...”  Lui, insistente come al solito, riempì un bicchiere, glielo porse e disse “Si vede che non l’ hai mai assaggiato...dai bevi un po’, tienimi compagnia durante il brindisi” ma lei non mutò la sua opinione “Ho detto di no John, poi non sono proprio abituata a bere e dopo dobbiamo fare un bel tratto di strada per tornare indietro...” Lui la guardò perplesso come se avesse detto un’ idiozia, poi alzò il bicchiere ed esclamò “Alla nostra splendida serata Thea!” e mandò giù tutto il bicchiere in un sorso; poi come avevo già immaginato, lo riempì di nuovo. Rinvigorito dalla sua benzina preferita, il mio amico prese coraggio e come se volesse creare un clima più intimo si avvicinò a lei dicendole “Sai Thea devo ammettere che sei proprio una bella ragazza” passò qualche secondo e lei rispose imbarazzata “Grazie...” Lui seguitò il suo discorso “Magari potremmo frequentarci un po’ più spesso, potremmo uscire insieme...sarebbe davvero fantastico stare con una ragazza come te”. Ero deluso e arrabbiato perché stava contemporaneamente facendo avance a Jane, la mia ex ragazza e ad Althea! Il suo comportamento mi aveva proprio irritato e non potevo sentire una parola di più...era davvero troppo! Prima che lei potesse dire qualcosa balzai in piedi e mi avvicinai silenziosamente, senza farmi scoprire ,e con voce fredda e calma dissi “Sei caduto davvero in basso...stavolta ne hai combinate troppe per poterci passare sopra...” entrambi balzarono in piedi spaventati come se avessero visto un fantasma e notai che John era davvero sorpreso oltre che spaventato, mentre Althea era immobile e senza parole. Continuai a parlare stavolta molto più arrabbiato e con disprezzo “Ti rendi conto del tuo comportamento pessimo? Prima fai avance a Jane e ora ad Althea, per non parlare di quanto sia stato menefreghista verso di me! Addirittura hai creduto che avessi intenzioni con questa qua! Ma dico, come ti viene in mente??” lui era impietrito e lei sconcertata e ferita. Io ed il mio amico ci lanciammo occhiatacce, poi lui aggiunse risentito “Non so che storie ti stai inventando ma mi stai dando fastidio! Stai davvero farneticando!”. Ora fu Althea a parlare che inorridita disse “Non voglio sentire una parola di più da nessuno dei due!” si girò e corse via disperata... John si avvicinò minaccioso e arrabbiato a me e urlò “Hai visto che hai combinato idiota? Ci ero praticamente riuscito con lei!” ma io con fare deciso lo afferrai per il collo della camicia e con voce tagliente lo avvertii “Attento John! Torna con i piedi per terra e non scaldarti troppo...lo sai che non ti conviene!” Il mio amico indietreggio di due passi incerto, come se non volesse alimentare quel litigio, mentre io rimasi immobile a squadrarlo; poi, dopo pochi secondi, mi voltai e corsi via... In mezzo a tutto quel disastro l’ unico mio pensiero adesso era...Althea...era fuggita via nell’ oscurità in direzione della sua casa e dovevo trovarla. Dovevo seguirla e vegliare su di lei, accertarmi che tornasse sana e salva a casa. La notte non si può mai sapere chi gira al lago e di certo non avrei mai lasciato sola lungo il tragitto quella ragazza così dolce , carina e graziosa. Quei tre aggettivi rimbombarono nella mia mente mentre correvo per trovarla e dopo poco vidi una figura camminare davanti a me, ma non potevo avvicinarmi dopo quella frecciata che le avevo lanciato, quindi la seguii da dietro i cespugli laterali come all’ andata. Sembrava affranta da come camminava ed io un po’ per preoccupazione un po’ perché attratto da lei la seguivo con lo sguardo, pronto ad intervenire in caso di emergenza. Durante il tragitto sentivo di non poterla lasciare da sola! Fu quasi un istinto quello di vegliare sulla sua incolumità...inoltre ero terribilmente dispiaciuto e mi sentivo in colpa per quelle parole da me pronunciate nell’impeto del mio risentimento, che sapevo l’ avevano ferita...

mercoledì 7 dicembre 2011

CAPITOLO 7: – Il primo appuntamento – S.



Riattaccai il telefono di casa di Anne e mi incamminai verso il salotto. Avevo appena risentito i miei genitori e avevo fatto il possibile per mantenere calma la mia voce e tranquillizzarli sul fatto che stavo davvero bene a Crystal Lake. Mi piaceva molto quel posto ma avevo la sensazione che le cose pian piano si stessero complicando: ero arrivata lì per fuggire da un ragazzo, e ora mi ritrovavo a pensare a ben due ragazzi dopo solo cinque giorni dal mio arrivo. Soltanto tre sere prima non volevo partecipare alla cena organizzata da zia Anne, ma poi erano successe delle cose che inspiegabilmente mi avevano turbata: avevo incontrato per la prima volta quella ragazza, Jane e , a giudicare da come parlava con Erik, come lo guardava e come erano in confidenza anche con i gesti, avrei giurato che quei due avessero una storia; poi per la prima volta mi ero trovata a chiacchierare brevemente con lui e, anche se tentava di nasconderlo, qualcosa doveva averlo ferito durante quell’incontro con Jane e io non volevo immischiarmi in quella situazione; infine, la cosa più shockante tra tutte, era legata a John che, con mia grande sorpresa, mi aveva dato il suo numero e aveva accennato ad un appuntamento. Che situazione! Avevo aggiornato la mia amica Claire sugli ultime novità tramite messaggi e mail, perché , in qualche modo, non volevo lei notasse dal tono della mia voce tutto il mio coinvolgimento nei confronti di Erik e John dopo così poco tempo. Inoltre non me la sentivo di fare un simile torto nei confronti di Matt, seppure io non gli dovevo niente; era forte il contrasto tra le mie fantasie su un ipotetico ragazzo con cui uscire e i sensi di colpa che quelle fantasie suscitavano in me, perché sapevo perfettamente quanto una simile notizia avrebbe distrutto il mio migliore amico. Cosa dovevo fare? John, come se non bastasse, mi aveva ripetutamente cercata al telefono di casa di Anne e io, puntualmente avevo trovato mille scuse per non rispondergli. Davvero era convinto che avrei preso il suo numero e lo avrei chiamato? Magari sarebbe stato opportuno da parte mia scrivergli un messaggio, spiegargli che non ero pronta per frequentare un ragazzo, ma se lo avessi fatto lui avrebbe avuto il mio numero e, ci avrei scommesso, avrebbe insistito con messaggi e chiamate. D’altro canto, non era carino che zia Anne fosse obbligata puntualmente a rispondere al telefono al posto mio come copertura e, anche se non lo diceva, sapevo che questa situazione non le piaceva molto. Entrata nel salotto, mi misi a sedere comodamente sul divano. Non avevo mai notato quanto zia Anne fosse minimalista nella cura dei dettagli: conservava ogni singolo oggetto, sia che lo avesse acquistato da sé, o che le fosse stato regalato; le vetrine del salotto erano curate e ordinate. Chissà quanto tempo mia zia passava a riordinare e spolverare, visto che comunque l’ordine e la pulizia erano impeccabili in casa sua. In quel preciso istante entrò nella stanza adiacente con i sacchetti della spesa e, da brava nipote, corsi ad aiutarla. “Sei un tesoro cara” era ammirabile questa donna, nonostante le fatiche e la stanchezza, riusciva a sorridere trasmettendo tranquillità a chiunque le si trovasse intorno.
“Figurati, zia.. poco fa ho sentito i miei e hanno confermato cha tra qualche giorno saranno qui..”
“Oh come sono contenta! Così potrò finalmente rivedere tuo fratello Logan, quell’adorabile peste.” Scoppiammo a ridere, ma la mia risata finì troppo preso e lei lo notò:
“Tesoro - mi invitò a sedermi vicino a lei – cosa c’è che non va? Non ti piace stare qui? Ti mancano gli amici della città?”
“Oh no zia, non si tratta di questo.. sicuramente i miei amici mi mancano, ma io adoro questo posto e ti sono così grata per la tua ospitalità, lo sai.. non vedevo l’ora di trascorrere di nuovo le mie vacanze qui da te, come un tempo..” abbassai lo sguardo..
“Allora cara, cosa c’è che ti rende così pensierosa? Si tratta di ragazzi?” non appena pronunciò quelle parole, la fissai spalancando gli occhi per una frazione di secondo, subito dopo ripresi il controllo e guardai altrove. Lei continuò: “Avrò anche la mia età tesoro, ma sono stata adolescente anch’io e so come ci si sente.. Se ti va di parlarne, io sono qui” e il suo sincero sorriso, fu come un caldo, rassicurante abbraccio.
“Zia.. cosa sai dirmi di John? E di Erik? Insomma…lui è fidanzato con quella ragazza, Jane?”
Vidi mia zia sorridere divertita, ma aveva tutta l’aria di chi sospettasse già qualcosa ancor prima che io aprissi bocca: “Entrambi sono bravi ragazzi, li conosco sin da quando erano solo dei bimbi birbanti. Spesso venivano qui a casa con i loro genitori e si divertivano un mondo a fare i bagni nel lago. Conosco bene le loro famiglie perché lo zio Frank spesso aveva lavorato con i loro papà. John è sempre stato un ragazzo ribelle, eppure, ciò che gli ho visto fare per te, mi ha spiazzata letteralmente, sembra che tu gli piaccia davvero..” La interruppi: “ E che problema ha Erik invece? Sembra che io non gli sia molto simpatica..”
“Ma no... Imparerai a conoscere meglio quel ragazzo e ti stupirà per quanto sa essere dolce e disponibile.. Sai…può apparire freddo e distaccato, ma questo suo atteggiamento è solo una difesa”.
“Una difesa da cosa? Dalle ragazze?”
“In un certo senso…lui e Jane, per tanto tempo, sono stati la coppia più invidiabile di tutta Crystal Lake, sempre molto affiatati e romantici.. Ma quella ragazza è sempre stata più attenta a curarsi le amicizie e ad arricchire la sua reputazione, piuttosto che a badare a ciò che conta per davvero.. Non so in quali rapporti stiano ora, ma credo che qualcosa si sia incrinato nel loro rapporto e conoscendo Erik, non è un bel momento per lui.”
Le ultime rivelazioni mi abbandonarono maggiormente nello sconforto.. Probabilmente Erik era innamorato di Jane e di sicuro non avrebbe pensato a me in nessun modo. Almeno mi convinsi che non mi detestava. “ Capisco zia.. posso solo immaginare come si senta.. spero per lui che riesca a venirne a capo.” Lo dissi con estrema sincerità, anche se, l’idea che a lui non potessi minimamente interessare come ragazza, mi infastidiva. ‘Ma Althea!! Come puoi organizzare simili pensieri?’ mi resi conto che la mia mente era un tantino contorta e il fatto che volessi essere ammirata da tutti i  ragazzi, era proprio assurda! Mi alzai e dopo aver riordinato la spesa di mia zia le dissi “Io esco.. credo che farò due passi per schiarirmi un po’ le idee.. farò ritorno per cena”. Anne mi guardò attentamente, poi aggiunse “Mi raccomando, fa attenzione!” ma io ero ormai già sul vialetto di casa... Imboccai il sentiero che girava intorno al lago e, mentre ero assorta nelle mie perplessità, una mano sulla spalla catturò la mia attenzione:
“Ciao Thea!” mi girai, era Jane. ‘Che bel tempismo!’ pensai..
“Ciao Jane..”
“Voglio presentarti Helen, la mia migliore amica” strinsi la mano all’altra ragazza, dai capelli rossi e gli occhi verdi.
“Stavamo facendo due passi, ma lei deve tornare a casa ora e mi chiedevo se ti andava di continuare a fare una passeggiata con me, magari ci conosciamo meglio!” sorrise. Peccato che io non godevo dello stesso entusiasmo, ma annuii.
“Perfetto! Allora Helen, ti chiamo stasera quando tornerò a casa, ok?”
La sua amica le scoccò due baci sulle guance e poi si rivolse a me: “è stato un piacere conoscerti. Jane mi ha detto che sei la nipote di Anne.. sarà davvero interessante sapere di più su di te, sulle tue esperienze, sulla città, e..i ragazzi” ridacchiarono lei e Jane. “Alla prossima e divertitevi anche senza di me”. Iniziai da subito a pensare a quanto fossero superficiali quelle ragazze, come se io, provenendo dalla città, fossi l’emblema della trasgressione. Jane mi prese subito sotto il braccio e iniziammo a camminare:
“Allora Thea, come ti trovi qui a Crystal Lake? Ti stai ambientando?”
“Sto benissimo - mentii- e ho sempre adorato questo posto sin da quando ero piccola.”
“Si, immagino.. è la magia di questo posto!” era sempre così super elettrizzata questa ragazza? Non sembrava stesse soffrendo per la fine di una relazione..
“è un peccato, comunque, che tu ti sia imbattuta in Erik e John sin da subito..” era vaga, così insistetti:
“In che senso, scusa?”
“Ah beh, è un piccolo paesino e le voci girano in fretta.. Tutti sanno del vostro incontro-scontro dal ferramenta. John a volte sa essere proprio un idiota!” e scoppiò in una risata che trovai irritante. Non sapevo neanche perché mi ritrovai a difenderlo: “John non è un’idiota! Voleva solo scherzare..”
“Ma certo, Thea – mi irritava persino che mi chiamasse con il diminutivo concesso solo ai pochi amici cari e ai familiari- secondo me, quel ragazzo si è preso una bella cotta per te” mi guardava con insistenza, come volesse scorgere dalla mia espressione , qualcosa che a parole non avrei osato rivelare. Decisi di essere più sfacciata e le chiesi: “E tra te ed Erik? Ho notato che c’è una bella confidenza tra voi..”
Il suo sguardo si fece malizioso: “Erik è un così caro ragazzo.. abbiamo avuto una splendida storia insieme e, ad essere sinceri.. beh il nostro rapporto sta continuando alla perfezione!” si atteggiò spostando i suoi lunghi capelli biondi dalla spalla.. Quindi era così…lei ed Erik erano una coppia e le cose tra loro continuavano bene a sentir lei.. eppure guardando lui, si poteva dire il contrario.. Molto strano, pensai…
Lei aggiunse: “credo che si sia innamorato di me.. all’inizio avevo paura che le cose stessero diventando troppo serie tra noi, ma poi ho capito che è lui il ragazzo che voglio tutto per me..” quelle parole bruciarono prepotenti nelle mie orecchie.. non volevo sentire di più! Mi scostai da lei e a voce un po’ troppo alta dissi “Sono proprio felice per voi, ma adesso devo proprio andare.. Ciao!”
“Ma come? Vai già via?”. Non mi voltai neppure e continuai a camminare a passi svelti. Poi, un po’ per l’irritazione che quelle parole mi avevano provocato, un po’ perché agii senza pensarci, infilai la mano nella tasca dei miei jeans, e presi il biglietto di John, con il suo numero di telefono. Composi il numero e attesi quegli istanti come fossero eterni..
“Pronto? Chi parla?”
“Ciao John, sono Althea.. scusa se non mi sono fatta sentire negli ultimi giorni..”
“Ma che bella sorpresa! Sono così contento che tu abbia chiamato..”  e ancora prima che io potessi proporre qualcosa da fare insieme, lui aggiunse “Ti andrebbe un pic-nick con me, stasera al lago, al chiaro di luna?” In quell’istante realizzai che non potevo più tornare indietro, o avrei fatto la figura della stupida, quindi presi un bel respiro e dissi “ Con molto piacere, John..ti aspetto da me, stasera alle nove.
“Non vedo l’ora! Sarò puntale!”
Riattaccai il telefono e intrapresi la strada verso casa…                                                                             


CAPITOLO 6: – Delusioni – G.



Anche quella dura giornata di lavoro era volta al termine e la solita passeggiata tra gli alberi, che mi conduceva verso casa, creava l’ atmosfera adatta per ammirare meglio il paesaggio. Ogni giorno realizzavo la fortuna di abitare in un simile posto immerso nel verde degli alberi che circondavano il lago piatto e scintillante, che appunto sembrava, come indicava il nome, proprio cristallino. Tuttavia, non mancavano nella mia mente quei pensieri neri legati alla delusione avuta con Jane, che continuavano a martellare la mia mente e il mio cuore a causa dei continui flashback. Mentre camminavo, ammirando il paesaggio e respirando la piacevole aria estiva, il cellulare squillò: era Nick. “Ehi Nick! Dimmi tutto...” risposi “Allora vuoi che per stasera passo a prenderti io tra un’ ora?” mi propose il mio amico ed io risposi “Tranquillo...scenderò al lago da solo a piedi. Stasera ho voglia di fare una passeggiata e poi da casa mia è abbastanza vicino”. “Come vuoi Erik. Allora ci vediamo tra un po’...Ciao!” concluse Nick ed io lo salutai “Ciao e grazie comunque della proposta...a dopo”.Effettivamente  avevo proprio voglia di scendere al lago a piedi, perché avevo preso gusto a camminare con quella splendida serata... La cena da Nick era saltata e al suo posto eravamo stati invitati da Anne a casa sua, poiché voleva ringraziarci del lavoro ed io accettai. Arrivato a casa, dopo una doccia tiepida molto rilassante, mi vestii indossando un pantalone corto di jeans e una camicia azzurra molto leggera, poi mi incamminai verso il lago in direzione della casa di Anne. La passeggiata fu davvero piacevole come mi aspettavo, ma quando giunsi al cancello della casa sul lago, la scena che mi trovai davanti eliminò il gusto che trovai nella passeggiata. Jane stava parlando con Anne e Althea proprio all’ entrata della casa...Questa proprio non ci voleva! Non potevo però sperare di non vederla mai visto che abitavamo nello stesso paese, ma trovarla lì fu davvero una doccia fredda! Appena diedi un saluto generale e molto freddo, la prima a parlare fu Anne: “Erik caro, Jane si stava domandando che fine avessi fatto e avendo saputo che avevi svolto un lavoro qui mi aveva chiesto di te...forse è meglio se vi lasci soli...ti aspettiamo dentro Erik! Jane se ci ripensi poi puoi fermarti per cena anche tu!” “Grazie Anne ma stasera non posso...” rispose comunque cordiale Jane a appena si furono allontanate si rivolse a me “Sei sparito...perchè? Io...io ho sofferto...” Notai che aveva cambiato umore all’ improvviso e appariva affranta e delusa...ma delusa di cosa? Io avevo dato il massimo nella nostra relazione e all’ inizio ero certo lei apprezzasse il mio atteggiamento nei suoi confronti, quindi ci credevo davvero nella nostra storia... “Pensi io non abbia sofferto?” risposi freddamente e poi seguitai “Io anche sono stato male molto...e la mia sofferenza deriva dalla tua noncuranza nei confronti delle mie attenzioni! Perché il tuo atteggiamento è cambiato così tanto?” Lei mi guardò negli occhi e consapevole di quanto mi avrebbe fatto male disse “Erik io non voglio una storia così intensa come vuoi tu...mi dispiace dovertelo dire, ma dovevo comunque cercare di staccarmi da te. A un certo punto mi sono resa conto di non essere pronta per una relazione simile e vedendo quanto erano serie le tue intenzioni dovevo fartelo capire in un modo o nell’ altro...però mi manchi lo stesso...” mi accarezzò il braccio, facendomi trasalire, poi mi abbracciò. Dentro di me ero a pezzi...ma realizzai quanto Jane fosse superficiale, quindi il mio dolore si tramutò quasi del tutto in delusione, la debolezza in rabbia. Potevo solo prendermela con me stesso per non aver compreso di aver aperto il cuore ad una ragazza che non faceva lo stesso con me. Tuttavia, fuori rimasi impassibile, un vero e proprio soldato in riga, con le mani lungo i fianchi e lo sguardo volto all’ infinito che non ricambiava minimamente l’ abbraccio... Nonostante il brivido che trasmettevano le sue braccia attorno al mio collo, mi feci forza e dolcemente la staccai da me...non avevo né parole, né tanto meno la forza per farle uscire... Così lei aggiunse “Sono stata bene con te comunque...” e in automatico, ancor prima che la mia testa potesse formulare e filtrare le parole, dalla mia bocca uscì un sarcastico “Bella soddisfazione!”
In effetti Jane poteva risparmiarsi l’ ultima affermazione, poiché sembrava che avesse dato una scadenza alla nostra relazione, dato che il mio atteggiamento è sempre stato lo stesso nei suoi confronti, ma lei  aveva smesso di apprezzarlo... “Su Erik non fare così...ti chiedo solo una cosa...fatti sentire ogni tanto perché mi manchi! E non voglio che dopo tutto questo tempo tronchiamo ogni legame...” disse Jane. Era ridicolo! Ma cosa si aspettava ora da me?Sapevo solo due cose: primo avevo capito quanto bastava riguardo il mio dolore e la storia finita con Jane; secondo volevo finire quella conversazione che stava sfociando nell’ assurdo... “Non lo so Jane...sono confuso e sto male...di certo avrò bisogno di tempo per stare solo e al momento dubito che avrò voglia di cercarti...” sparai quella risposta, facendola rimanere senza parole. Jane tirò nei polmoni una grande boccata d’ aria e disse “Ok...posso immaginare come stai...però se vorrai sentirmi a me farà piacere...ora ti lascio, ti ho già trattenuto a lungo” stampò un bacio sulla mia guancia con tanto affetto e mi salutò “Ciao Erik...scusami se ora ti sto facendo male...forse sono io ad essere in difetto...spero comunque di sentirti presto”  Si voltò e prese a camminare mentre nella mia testa si davano battaglia il debole pensiero di fermarla e dirle quanto mi mancava e quello più prepotente di salutarla e lasciarla andare. Prevalse la seconda opzione così con voce bassa dissi “Ciao Jane...cerca di stare bene e non pensarmi...” ci salutammo con la mano entrambi con l’ animo a pezzi, poi entrai nel giardino di Anne e realizzai che mille sensazioni mi attanagliavano. Alla fine del sentiero verde entrai nella casa, accolto come sempre con grande entusiasmo da Anne. Notai che erano solo le sette e mezza di sera e che quindi ero l’ unico ospite ad essere arrivato, così mentre Anne uscì in giardino, mi ritrovai solo in cucina con Althea.
Notai con quale grazia stava asciugando i bicchieri, anche se era il momento meno opportuno per soffermarsi su un simile particolare visto il mio stato d’ animo. Si girò verso di me e ci scambiammo un lieve sorriso con una nota di imbarazzo, poi lei interruppe il silenzio e i miei pensieri domandandomi “Come va con il lavoro? Immagino sia molto faticoso...” ed io risposi “Va abbastanza bene grazie...si è impegnativo, soprattutto quando si tratta di eseguire velocemente gli ordini di Tom” lei sorrise timidamente ma divertita, poi continuai con un altro discorso “Mi dispiace se le nostre presentazioni non sono state delle migliori...” “Fa niente dai...” mi rispose ed io continuai dicendo “Come ti trovi a Crystal Lake?? Ti piace?” “Oh si molto!” dalla sua risposta capii che era davvero entusiasta di questo posto, così cominciai a parlargli del lago, delle mie avventure da bambino nei boschi e dei vari sentieri. Nonostante la mia aria triste e la voce piatta, a causa del dispiacere e della delusione di poco prima, avevo catturato l’ attenzione di Althea che esclamò “Deve essere proprio stupendo vivere in un posto simile!" Un po’ per non stare con le mani in mano, un po’ per distrarmi un altro po’ da quel dispiacere, mi alzai dalla sedia su cui mi ero poggiato e mi avvicinai a lei continuando il discorso “Si posso ritenermi soddisfatto del posto in cui vivo. Comunque passami i bicchieri e tutto il resto che li porto a tavola, così vi aiuto ad apparecchiare...” “Sei gentile Erik ma davvero non disturbarti...” disse Althea, ma avevo proprio bisogno di alzarmi a fare qualcosa per non cadere troppo nei pensieri neri, così presi alcuni bicchieri e dissi “Tranquilla...sono arrivato in anticipo quindi vi do una mano...” e lei si limitò a dirmi “Grazie Erik...” Mentre apparecchiavo la tavola scambiavo due parole con Anne e Althea, ma era davvero dura liberarsi di quei pensieri...mi sentivo proprio abbattuto! Sembrava non avessi più via d’ uscita dal labirinto di delusioni e sconforto in cui mi trovavo... Dopo pochissimo alle otto e 15 della sera circa, arrivarono tutti gli altri. Ci salutammo tutti e rividi con molto piacere Elizabeth che mi salutò calorosamente, ma notai che John aveva un atteggiamento strano, così mentre gli altri andarono in casa sorridendo allegramente lui mi prese da parte e mi colse di sorpresa “Erik da te non me l’ aspettavo! C’ ero prima io su Thea! Scommetto che sei venuto qui in anticipo apposta per provarci...” Ogni sua singola, ripugnante parola risuonò ostile nelle mie orecchie, ma rimasi muto a fissarlo senza espressione e dopo qualche secondo in cui mi concentrai per reprimere la calma dissi “Mi meraviglio che tu, sapendo tutta la mia situazione possa pensare una cosa simile. Inoltre per tua informazione poco fa ho parlato con Jane e ora sono alquanto abbattuto...quindi smettila con queste tue infondate supposizioni e lasciami in pace...”
Credevo che da buon amico come era mi avrebbe compreso, ma le sue parole confermarono il contrario “Tu pensa a stare alla larga da Thea e basta!” In un altro posto e con un altro stato d’ animo non gli avrei mai permesso una cosa simile, ma non ebbi il tempo di controbattere che già si era allontanato.
Entrai in casa anche io, ora con un problema ulteriore: John doveva essere impazzito, mi aspettavo comprensione e domande riguardo la conversazione con Jane, invece si era dimostrato menefreghista...senza contare che aveva proprio travisato le mie intenzioni! Chissà che strane idee gli frullavano per la testa... Passai tutta la cena conversando con gli invitati, tranne John e nonostante l’ atmosfera allegra i miei pensieri negativi prevalsero, portandomi ancora più lontano dalla serenità ormai scomparsa da molti giorni. Ero davvero infastidito dal modo di fare che John aveva con Althea e, anche se conoscevo pochissimo quella ragazza, notai anche dell’ imbarazzo in lei difronte alla sfacciataggine del mio amico. Inoltre, ogni volta che scambiavo due parole con Althea, John si metteva in mezzo e in un paio di occasioni fece anche battute fastidiose sul mio conto. Ero davvero furibondo con lui! La cena era deliziosa, tutta a base di prodotti di montagna, e quando mi complimentai con Anne e con Althea per l’ ottima cucina, John intervenne dicendo “Sapete Erik è negato in cucina, quindi dice così a chiunque gli metta davanti qualcosa di commestibile...”
Lo squadrai con aria di sfida e dagli occhi gli feci capire che avremmo risolto da soli, faccia a faccia, perché stavolta era davvero troppo! Oltre a non comprendere il mio dolore, mi ricopriva di intenzioni mai avute e, come se non bastasse, mi metteva in ridicolo con cattiveria. La serata sarebbe stata ottima se non fosse per i “piccoli” problemini causati prima da Jane, poi da John. Alla fine della serata, dopo aver gustato in giardino un’ ottima torta preparata da Althea, ci incamminammo verso casa. Al cancello ci salutammo tutti, tranne me e John, e notai che Althea mi salutò con un timido sorriso ed un cenno con la mano mentre mi allontanavo, così io ricambiai. Per concludere in bellezza John si sbrigò a tornare al cancello e sentii che disse alla ragazza, porgendole un foglietto piegato “Thea questo è il mio numero di cellulare così ci sentiremo per uscire...Buonanotte dolcezza!”La ragazza non ebbe nemmeno il tempo di dire una parola che John era già sul suo scooter, lasciandola di sasso, in balia di non so quali pensieri... Camminando nervosamente arrivai a casa in un baleno, tra mille pensieri pessimi, così pensai di risolvere il giorno dopo la questione con John, ma sperai comunque in una soluzione pacifica anche da parte sua. Jane mi aveva deluso ed ero scosso da ciò che mi aveva detto...ora anche il mio migliore amico mi feriva? E come poteva pensare che con un dolore sentimentale simile avrei fatto avance ad un’ altra ragazza? Con la mente tormentata, passai la notte sveglio...ero proprio distrutto e il sonno mancò al nostro appuntamento notturno..

CAPITOLO 5: – Una visita inaspettata – S.



Stesa sul mio letto, osservavo i dettagli della stanza che zia Anne aveva preparato per me. I mobili in legno erano intagliati con motivi floreali; il letto sul quale avevo dormito la notte precedente, era comodissimo e   
posizionato accanto ad una bellissima vetrata che si affacciava sul lago; di fronte alla finestra, dall’altra parte della stanza, c’era un grande armadio che avevo già occupato con le mie cose, e subito sulla destra, una grande scrivania con lo specchio a muro, incastonato in una cornice color oro; sulla madia, di fronte al letto, invece, zia Anne aveva poggiato un lungo vaso con i tulipani del suo giardino, i miei fiori preferiti, che donavano alla stanza un piacevolissimo profumo.
Ero così rilassata distesa su quel letto che chiusi gli occhi e riempii a fondo i polmoni di quel profumo paradisiaco. Dalla vetrata, i primi raggi del sole del mattino filtravano nella stanza, oltrepassando le tendine a fiori celesti e rosa. Avevo riposato bene e soprattutto senza incubi. Probabilmente il merito era stato di Claire, con cui avevo chiacchierato a telefono per ben due ore prima di addormentarmi. Avevo voluto sapere da lei come stesse Matt: il mio migliore amico -mi piaceva ancora chiamarlo così- non stava passando un bel periodo.. quanto desideravo risentirlo, sentire la sua voce, confidarci come un tempo tutte le nostre piccole, grandi cose. Ma era tanto ormai che quel rapporto speciale tra noi si era incrinato e, forse, col tempo lui avrebbe smesso di stare male, di piangere per quel sentimento che io non potevo contraccambiare. Parlando con Claire, mi ero stupita di averle raccontato di quei due ragazzi, John ed Erik, che avevo incontrato il mio primo giorno a Crystal Lake. Provai un evidente imbarazzo al ricordo della mia sbadataggine nel momento in cui me li ero ritrovati di fronte nel salotto di zia Anne. Ero rimasta colpita dal fascino di quei due ragazzi , l’uno bruno e gli occhi scuri intensi, e l’altro biondo, col suo viso d’angelo, i lineamenti definiti e delicati. Eppure, in netto contrasto con l’ aspetto esteriore, il loro modo di essere si era rivelato alquanto deludente: John era il tipico ragazzo sfacciato che cerca solo di abbordare le belle ragazze, mentre Erik.. beh lui non rientrava in una categoria precisa; appariva freddo, quasi scocciato della mia presenza. Pensai che forse lo aveva infastidito il mio essere goffa e sbadata.. eppure nei suoi occhi chiari avevo scorto un lampo di luce nell’istante in cui aveva incrociato il mio sguardo, ma pochi istanti dopo erano tornati inespressivi, freddi, di ghiaccio e, potevo anche sbagliarmi, ma pareva volesse evitare di guardarmi. Claire aveva detto che forse era un tipo timido, ma temevo di essergli antipatica.
Ma poteva provare antipatia nei miei confronti, senza neppure conoscermi?
Forse avevo parlato poco, ma dopo quello che era successo dal ferramenta, non ero riuscita ad essere carina e a sorridere gentilmente; infatti il mio sorriso era stato parecchio forzato, specie nei riguardi di John.
Mi alzai dal letto controvoglia, ma ormai i pensieri avevano preso il sopravvento e continuare a rilassarmi pareva impossibile. Oltre le tendine della vetrata, intravidi uno strano luccichio, così mi avvicinai e scostai una tendina: la prima luce dell’alba si rifletteva debolmente sull’acqua del lago, sulle cime degli alberi che circondavano quella distesa e il tutto era un vero spettacolo per la vista. Era fantastico quel posto! Non vedevo l’ora di fare una passeggiata intorno al lago, così aprii l’armadio e presi un paio di pantaloncini bianchi con le cuciture rosa e una maglietta beige. Mi cambiai e, mentre infilavo le mie scarpette da ginnastica chiare, notai il cellulare spento sul comodino. Senza pensarci troppo, lo accesi e dopo pochi istanti arrivò un messaggio: era di Matt, dell’una e dieci minuti, dove c’era scritto ‘Ovunque tu sia, non smetto di pensarti.. spero che almeno tu stia bene.. ‘notte Thea’.  Matt… era lui… lasciai il telefono sul letto.. non potevo lasciarmi prendere dai sensi di colpa.
Attraversai il lungo corridoio, scesi giù per le scale e arrivai in salotto. Non poteva essere vero! Cosa diamine ci faceva John seduto al tavolo da pranzo a bere caffè caldo?
“Ehi Althea! Buongiorno!” mia zia mi sorrise.
John si voltò di scatto ed ecco il suo solito sorriso beffardo:
“Buongiorno, dormito bene?”. Lo ignorai e mi avvicinai a mia zia per darle un bacio sulla guancia:
“ ‘giorno zia Anne”.
“John è passato di qui perché aveva dimenticato la sua cassetta degli attrezzi ieri” –ma guarda un po’, pensai- “ed è stato così gentile da portarci i cornetti caldi per fare colazione”. In quell’istante il telefono di casa di Anne iniziò a squillare dal corridoio.
“oh, tesoro, accomodati pure.. ci sono succo d’arancia, latte e caffè; scegli pure ciò che preferisci.. Vado a rispondere, scusatemi” e sparì dietro l’angolo.
Non mi piaceva per niente l’idea di restare da sola in una stanza con quel John. Continuava a fissarmi, poi esordì : “Non ti siedi? Non sapevo quali gusti avessi per la colazione, così ho preso tutti i tipi di cornetti che avevano..”
Mi sedetti dall’altra parte del tavolo e presi una tazza con latte e caffè: “Cosa ci fai qui, John?”
Sembrava non si aspettasse quella domanda e ci mise un po’ per rispondere:
“Devi scusarmi… beh io credo che abbiamo cominciato la nostra conoscenza col piede sbagliato e vorrei scusarmi con te.. so di essere stato un perfetto idiota, ma vorrei che tu non ti facessi un’idea sbagliata su di me”.
“E perché tieni così tanto alla tua reputazione con me?” lo interruppi.
“Non si tratta di reputazione…è che mi piacerebbe conoscerti meglio” era così diverso rispetto al giorno precedente, sembrava così sincero e dispiaciuto.
Non sapevo cosa dire.. potevo fidarmi?
Rientrò zia Anne nel salotto con la sua eleganza innata e il suo dolce sorriso: “Ragazzi, ho delle novità! Mi ha telefonato la mia amica Elisabeth, la moglie di Nick” disse rivolgendosi a me per farmi capire “e ha avuto una splendida idea! Voleva invitarci a casa sua stasera per cena..ma poi ho pensato che visto che sei arrivata da poco mia cara, magari sarebbe bello invitare anche John ed Erik, così che tu possa farti degli amici” -sorrise entusiasta- “Che ne direste di una bella cena a casa mia stasera, tutti insieme? Così posso ringraziarvi tutti per l’ottimo lavoro che avete fatto ieri e festeggeremmo l’arrivo di Althea!”
John scoppiò a ridere: “Sarebbe grandioso, Anne!” ,poi rivolgendosi a me disse - “Sempre se per te non è un problema”.
E ora? Cosa avrei dovuto dire? Già mi immaginavo la cena con gente che non conoscevo e soprattutto l’imbarazzo che avrei provato nello stare allo stesso tavolo con Erik e John.
“Sei d’accordo, tesoro?” zia Anne aspettava una risposta. Non potevo dirle di no, in fondo lei lo stava facendo per me, per farmi ambientare..
Riuscii a dire “Certo!” e mi sforzai di sorridere all’idea di ciò che mi attendeva…

CAPITOLO 4: – Sorpresa – G.



Imbarazzo mescolato con un una buona dose di sorpresa, mi scombussolarono completamente. La vista di quella ragazza, a differenza del nostro imbarazzante primo incontro, generò in me un misto di sensazioni diverse, il cui accostamento risultava alquanto singolare, ma dovevo riuscire a mascherare il mio caos mentale apparendo tranquillo e disinvolto. Ero talmente concentrato ad impedire a queste sensazioni di trasparire che avevo il timore di risultare inespressivo e freddo. Dopo ciò che aveva combinato John davanti al ferramenta, era praticamente impossibile non sentirsi imbarazzati, ma dovevo risultare disinvolto, dopotutto non ero stato io a dimostrarmi infantile. Anzi, in quell’ occasione mi mostrai proprio freddo e privo di interesse per quella ragazza a differenza di John, anche perché ero parecchio sovrappensiero a causa di Jane. Infatti, mentre ero intento a caricare il pick-up tra tanti  pensieri, nemmeno la degnai di uno sguardo. Avevo notato solo ora che era in piedi davanti a me la sua bellezza, ma ciò che mi attraeva era la positività che trasmetteva. Appena ci vide notai un lampo di sorpresa e imbarazzo nei suoi occhi, facendogli cadere di mano il beauty, che rovesciò il suo contenuto sul pavimento. Silenzio generale. Pochi interminabili secondi sembravano un’ eternità in quel momento poiché carichi di imbarazzo e tensione, ma mi precipitai comunque sui pezzi del beauty che mi erano vicini per riparare i danni, mostrando disinvoltura e rompendo la tensione. “Grazie...” si limitò a dirmi lei con voce candida ma nettamente imbarazzata.“Figurati...” risposi io in maniera piatta, riacquistando la mia solita freddezza.
“Thea, come ti dicevo, loro sono Erik e John” la mia pressione si stabilizzò realizzando che Anne aveva rotto la situazione imbarazzante, riprendendo le presentazioni. Mi limitai a stringere la mano a Thea che mi rivolse un debole sorriso, mentre presentandosi con John sembrava essere anche leggermente accigliata. Ovvio! Con quello che aveva combinato poco prima mi sembrava il minimo! John era sempre il solito, parlava senza dare freni alla sua lingua.
“Bene ragazzi abbiamo un lavoro da svolgere fuori...Lo steccato vicino il cancello non si dipinge da solo” esordì Tom all’ improvviso.
“Ci vediamo presto Althea!” John se non peggiorava le situazioni già imbarazzati non aveva l’ anima in pace. Un sorriso così radioso dopo la figura di prima era proprio fuori posto, tanto che Althea rispose con un noncurante “Ciao” che conteneva anche una lieve nota di disgusto. Lungo il luminoso sentiero costeggiato di erba verde, che portava al cancello, John si rivolse a me ed esordì “Quella ragazza è un po’ acida Erik...”.
“No...sei tu che sei idiota...” risposi seccato dal suo commento e Nick scoppiò in una risata sonora, aggiungendo “Erik vieni con me intanto che mi aiuti a prendere la vernice”.
Seguii Nick fino al pick-up e mentre prendevano i barattoli, esordì divertito senza che me l aspettassi “Erik hai notato che carina la nipote di Anne? Suppongo avrà circa l età tua...” Mi colse di sorpresa poiché sembrava che Nick, sapendo quanto stavo male per Jane, volesse portare i miei pensieri in direzioni più piacevoli. Il primo pensiero fu di rispondere a Nick che avevo la mente altrove, tuttavia il mio amico voleva solo chiacchierare e, con una mezza risposta, confermai la sua affermazione “Si è davvero carina...”.
“Anche più di Jane” disse Nick sorridendo. Non potendo evadere il discorso mi rifugiai in un argomento parallelo meno piacevole, nella speranza di chiudere la questione “La ferita di Jane è ancora aperta, al momento mi sento alquanto chiuso. È difficile da superare questo colpo Nick, soprattutto perché la ferita stamattina si è riaperta e ora come ora mi sento confuso e deluso.” dissi mostrandogli successivamente il cellulare con il messaggio di Jane.
Nick era sempre stato sincero con me e tenevo molto in considerazione la sua amicizia, quindi appena mi restituì il cellulare vidi nella sua espressione ciò che disse un secondo dopo “Non lasciare ad una persona come Jane di rovinare il tuo futuro...Erik credo solo che tu sia stato un po’ sfortunato, ma l’ esperienza ti insegnerà ad inquadrare meglio le donne che incontrerai. Devi seguire ciò che senti, senza avere blocchi, sarà proprio questa esperienza negativa con Jane a farti da scudo appena fiuterai qualcosa che non va...”.
“Nick non hai torto e mi fido dei tuoi consigli, però sono ancora confuso e segnato a causa di Jane. Al momento so che hai ragione, ma il timore di soffrire nuovamente mi blocca” risposi pensieroso.
“Vedrai Erik che riuscirai a tirarti fuori da questa situazione...ora portiamo questi secchi di vernice così finiamo il lavoro.” Aiutai Nick con i secchi e cominciammo il lavoro che richiese parecchio tempo.
Mentre verniciavo lo steccato i pensieri mi sommersero, portandomi alla mente di nuovo il dolore causato da Jane, tutte le delusioni che mi aveva rifilato, ma anche le parole di Nick. Notai che per la prima volta da molti giorni distolsi il pensiero da Jane, portando la mia mente sul discorso di Nick. Ovviamente ,per aver prevalso sul mio dolente chiodo fisso, riconobbi che qualcosa di vero c’ era nelle parole del mio amico, però riportai poco dopo la mente ai ricordi di quella sensazione di dolore e delusione. La mia mente era un vero vortice di pensieri e passavo all’ improvviso da una questione all’ altra.  La bellezza di Althea… Ma c’ era qualcosa di più e il mio pensiero tornò a focalizzare quella positività che trasmetteva, capendo che era quello l’ elemento di Althea che aveva suscitato in me tanto interesse. La sua bellezza da sola infatti non avrebbe mai portato la mia mente così lontano.
Quando il lavoro fu concluso Anne e Althea uscirono per salutarci e sotto la luce del tardo pomeriggio notai nuovamente la sua bellezza, che mi aveva davvero colpito per i suoi lineamenti aggraziati che trasmettevano dolcezza, gli occhi marrone dallo sguardo così intenso e la sua lunga chioma di capelli castani illuminati dal sole. Pensai che era davvero carina, confermando a me stesso ciò che avevo detto a Nick. Rimasi comunque concentrato a sistemare le ultime cose prima di andarcene, mascherando questo mio pensiero perfettamente.
Una volta arrivato all’ azienda, stanco e pensieroso salutai tutti e mi incamminai con la borsa verso casa. Mentre me ne stavo andando Nick mi fece cenno di salire nella sua auto e accettai volentieri il suo passaggio.
Durante il viaggio Nick riprese la nostra conversazione domandandomi “Possibile che questa Jane ti abbia tolto ogni iniziativa?” e con disinvoltura risposi “Sono deluso e ho sofferto molto questi giorni”, suscitai una lunga risata in Nick, che quasi mi infastidì, così mi sbrigai ad aggiungere “Nick certe esperienze negative sono difficili da cancellare!”            
“Anche per questo esistono gli amici Erik...” disse e poi aggiunse “ Ho una brillante idea, stammi a sentire” gli rivolsi lo sguardo e lui seguitò “Essendo mia moglie molto amica di Anne, potremmo organizzare una cena a casa mia...e ovviamente invito anche te e Althea...”.
Idea davvero geniale pensai, se non ci fosse il problema che non mi sentivo pronto a presentarmi a nessuna ragazza a causa del dolore che attanagliava il mio cuore. Nick comunque aggiunse gioviale “Domani ti aspetto a casa mia Erik . Alle sette e mezza in punto per una squisita cena con Althea”. “Nick non lo so...sono molto confuso e rischio solo di essere impacciato e freddo...” dissi piazzando li quella risposta talmente sincera che il mio amico disse comprensivo “Non insisto Erik...però qualcosa per non rimanere schiacciato da questa delusione devi fare...”                                                 
Già...dovevo fare qualcosa...ma in quel momento non avevo proprio forze per reagire…